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domenica 11 settembre 2011

NAPOLEONE BONAPARTE

NAPOLEONE BONAPARTE


Napoleone nacque il 15 agosto 1769 ad Ajaccio, in Corsica, da Carlo e Letizia Ramorino. I suoi genitori erano di origine toscane e appartenevano alla piccola borghesia.

L’INFANZIA FINO AL TRASFERIMENTO IN FRANCIA

Con l'aiuto di una borsa di studio fattagli ottenere dal padre, frequentò la scuola militare di Brienne (1779-84), dove, in quanto straniero, incontrò un ambiente ostile. Frequentò quindi per un anno l'Accademia militare di Parigi prima di essere nominato sottotenente d'artiglieria (1785). Assegnato alla guarnigione di Valenza, trascorse più della metà dei successivi sette anni in Corsica, spesso senza regolare licenza. Venuto in urto con il nazionalista corso Pasquale Paoli (capo delle forze ribelli), fu costretto nel 1793 ad abbandonare l'isola per trasferirsi insieme ai suoi familiari a Marsiglia.

LA RIVOLUZIONE FRANCESE

Napoleone accolse con entusiasmo l'inizio della Rivoluzione francese (1789); nel settembre 1793 assunse il comando di una brigata d'artiglieria nell'assedio di Tolone e il 5 ottobre 1795 (13 vendemmiaio, secondo il calendario rivoluzionario) divenne generale del Corpo d'armata dell'Interno. Il Direttorio, che costituì il nuovo governo, compensò Napoleone con la nomina (marzo 1796) a comandante dell'esercito. Prima di entrare in servizio, sposò (9 marzo) Giuseppina Beauharnais, vedova trentatreenne di un generale repubblicano.

CAMPAGNA D’ITALIA

Nel 1796, a marzo inoltrato, Napoleone intraprese una serie di operazioni dirette a sconfiggere separatamente le truppe austro-piemontesi in Italia: riportò una prima vittoria sui piemontesi a Mondovì (21 aprile), costringendoli a una pace separata che prevedeva la cessione della Savoia e di Nizza alla Francia. Quindi, con una serie di brillanti manovre e battaglie, conquistò la Lombardia sottraendola agli austriaci: Mantova, ultimo baluardo, capitolò nel febbraio 1797, dopo un lungo assedio che gli austriaci, con quattro successive spedizioni, avevano tentato invano di sbloccare. Quando Napoleone attraversò le Alpi per avanzare su Vienna, gli austriaci chiesero un armistizio, che fu firmato a Leoben il 18 aprile 1797. Napoleone quindi avviò personalmente le trattative per la pace di Campoformio (17 ottobre 1797), con cui si concludeva la guerra della Prima coalizione, che inaugurava il ciclo delle guerre contro la Francia rivoluzionaria.
Oltre a dirigere le operazioni militari, Napoleone svolse in Italia un'intensa opera politica. Riorganizzò l'Italia settentrionale fondando la Repubblica cisalpina (1797), e negoziò una serie di trattati con diversi principi italiani. S'impadronì, tra l'altro, di preziosi capolavori dell'arte italiana e di una grande quantità di denaro, destinati rispettivamente ad arricchire i musei parigini e a risanare le finanze francesi.

CAMPAGNA D’EGITTO

Tornato a Parigi, Napoleone fece pressione perché il Direttorio, in luogo della progettata invasione dell'Inghilterra, approvasse il suo piano per l'occupazione dell'Egitto, nell'intento di minacciare gli interessi coloniali britannici in India. Il 19 maggio 1798 salpò per Alessandria con più di 35.000 uomini a bordo di 350 navi. Dopo aver conquistato Malta nel primo luglio, raggiunse l'Egitto dove occupò Alessandria e Il Cairo. Il 1° agosto, tuttavia, Nelson ( ammiraglio britannico) attaccò e distrusse la flotta francese nella baia di Abukir. Tagliato fuori dalla Francia, Napoleone continuò la riorganizzazione amministrativa del paese ma nel febbraio del 1799 dopo che l’impero Ottomano dichiarò guerra alla Francia, Napoleone decise di ritornare a Parigi.

RITORNO A PARIGI E L’INCORONAZIONE COME IMPERATORE


Tornato a Parigi, Napoleone ottenne la carica di primo console. Tra i suoi poteri rientrava quello di nominare i membri del consiglio di Stato, i funzionari governativi e i magistrati, mentre minore era il controllo sulla formazione dei corpi legislativi. Il Consolato mirava a garantire il rispetto della legge e dell'ordine, nonché il mantenimento delle conquiste politiche e sociali della Rivoluzione; dietro apparenze democratiche, tuttavia, Napoleone instaurò di fatto una dittatura. Tant’è vero che Napoleone centralizzò l'amministrazione locale, nominando i prefetti, i sindaci e i consigli che li assistevano; prese parte attiva alla stesura del Codice napoleonico, una raccolta organica delle leggi civili; avviò con Pio VII le trattative per il Concordato (1801), che ristabiliva in Francia il culto cattolico.

Dopo i successi ottenuti in questi anni sia nel campo di battaglia sia nel campo politico, il 2 agosto 1802 un plebiscito proclamava Napoleone console a vita.
Il 2 dicembre 1804, in una solenne cerimonia presieduta da papa Pio VII, Napoleone si autoincoronò imperatore.

nel 1809 Napoleone divorziò da Giuseppina, perché non gli diede un erede, e passò a nuove nozze (2 aprile 1810) con Maria Luisa, figlia dell'imperatore austriaco Francesco I: dopo un anno nasceva un figlio, cui veniva conferito il titolo di re di Roma.


DALLA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ ALLA DISFATTA DI WATERLOO

Nel 1805 la Gran Bretagna organizzò la Terza coalizione contro la Francia, ma la nuova Grande armata di Napoleone avanzò rapidamente in Austria attraverso la Germania, annientando le truppe austriache e quelle russe a Ulm e ad Austerlitz. L'Austria dovette così firmare la pace di Presburgo (26 dicembre 1805). Nel 1815, si formò la settima coalizione contro Bonaparte, e ne facevano parte: Regno Unito, Russia, Prussia, Austria, Svezia, i Paesi Bassi, il Regno di Sardegna, Spagna, Portogallo ed un certo numero di stati tedeschi. Contro la settima coalizione Napoleone iniziò una serie di sconfitte militari, una delle più importanti a Lipsia e poi la battaglia che segnò la disfatta di Bonaparte e il suo esilio, la battaglia di Waterloo, durata 8 ore circa morirono 48.000 soldati, ed è stata una delle più cruenti battaglie del XIX secolo.

L’ESILIO E LA MORTE

Sconfitto nella battaglia di Waterloo, venne catturato e esiliato nell’Isola di Sant’Elena dove morì il 5 maggio 1821. Prima di morire chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena come stabilito già l'anno prima dal governo inglese.

BY: I.

RIVOLUZIONE FRANCESE

Rivoluzione francese (1789-1795)

La rivoluzione scoppia nel ’89 come fronda aristocratica, prosegue come rivoluzione Popolare e terminerà come rivoluzione Borghese.

LE CAUSE:

-le continue guerre del ‘700

-la carestia degli anni ‘80

-lo squilibrio della società dell’ancien regime (tassato solo il terzo stato)

SVOLGIMENTO DEI FATTI

Il re Luigi XVI è costretto a tassare il primo e secondo stato, a causa della grave crisi economica. I nobili si ribellano e chiedono la convocazione degli STATI GENERALI, che saranno convocati il 5 maggio 1789.

Il terzo stato, che si era preparato con i “cahiers de doléances”, era in maggioranza, ma poiché il voto era per ordine e non per testa, avrebbe perso.

Così i rappresentanti di questo abbandonarono l’assemblea e si riunirono nella sala della pallacorda dando vita all’ASSEMBLEA NAZIONALE, a cui poi si aggiunsero il clero e la nobiltà, dando vita, il 9 luglio, all’Assemblea nazionale costituente, che non si sarebbe sciolta sino all’approvazione di una costituzione sul modello di quell’inglese.

L’episodio che però segnò l’inizio della rivoluzione, fu la presa della Bastiglia il 14 luglio. Il popolo parigino era insorto, e ben presto fu seguito dalle popolazioni delle campagne, che insorsero contro il regime feudale abolendolo nella notte del 4 agosto.

Il documento, precedente alla costituzione, più importante per la storia fu sicuramente la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto.

Il documento conteneva tutti i più importanti capisaldi della democrazia e del liberalismo e ad esso guardarono molte costituzioni successive, compresa quell’italiana.

Dal punto di vista sociale ci furono due importanti innovazioni: la divisione dei cittadini in ATTIVI e PASSIVI, e la nascita dei primi due partiti, uno dei quali avrà ampio coinvolgimento in tutta la rivoluzione: gli “amici del ‘89” e i “giacobini”.

Erano partiti entrambi liberali, ma i primi rappresentavano la destra moderata e i secondi la sinistra democratica.

Nell’89 i terreni della Chiesa furono requisiti e messi in vendita. Lo stato li divise in lotti e su di questi produsse assegnati, che però furono prodotti in numero troppo elevato e portarono ad un’inflazione. Comunque dalla compravendita di questi terreni nacque una nuova ricca borghesia, che in seguito lottò per non farseli togliere (Direttorio).

A luglio lo stato emise la Costituzione civile del clero, con cui i clerici erano obbligati a giurare fedeltà alla nazione, al re, alla costituzione. Il clero si spaccò in due: da una parte i COSTITUZIONALI (o giurati) che accettarono, dall’altra i REFRATTARI, fedeli alla Chiesa e al Papa. Questi ultimi erano appoggiati da alcuni gruppi delle campagne contrari a quanto stava accadendo (ad esempio la Vandea).

Fra il ’90 e il ’91 l’Assemblea attuò una riforma amministrativa.

Finalmente nel ’91 arriviamo alla nascita di una COSTITUZIONE, approvata il 3 settembre.

Questa prevedeva la nascita di una monarchia costituzionale in cui il sovrano conserva ampi poteri, come quello esecutivo, può opporre un veto sospensivo alle leggi votate non è responsabile di fronte al Parlamento.

Il potere giudiziario è come sempre affidato ai giudici che diventano elettivi.

Il potere legislativo sarà invece affidato ad un’unica camera, della durata di due anni, l’Assemblea legislativa, che salirà in carica il 1 ottobre.

I membri dell’assemblea erano eletti dai cittadini ed erano divisi in tre “partiti”: i FOGLIANTI (ex amici del’89); la PALUDE (il centro); i GIACOBINI.

Era così attuata la separazione dei poteri.

Intanto il re, che dall’inizio della rivoluzione si era messo in contatto con gli Asburgo, tramite la moglie Maria Antonietta, e appoggiava l’emigrazione dei nobili all’estero in previsione di un ritorno all’ancien regime, tentò di scappare da Parigi in carrozza, travestito, ma fu fermato e arrestato a Varennes (nella notte tra il 20 e il 21 giugno) e ricondotto a Parigi con la famiglia: il suo intento era quello di guidare dall’estero una restaurazione armata della vecchia Francia. Ma i suoi piani fallirono.

Il 3 agosto del ’92, 47 sezioni parigine su 48 chiesero la deposizione del re.

Il 10 agosto l’Assemblea legislativa decretò la sospensione del sovrano dalle proprie funzioni.

In quest’anno cominciano anche le guerre condotte dalla Francia, che decise di dichiarare guerra all’Austria il 20 aprile, per fermare i nobili emigrati, guerra appoggiata subito dai sanculotti (popolo) e dai federati (quelli delle province).

In quest’atmosfera eccezionale si diffuse la voce di un complotto controrivoluzionario che sarebbe partito dalle carceri. I sanculotti presero l’iniziativa e dal 2 al 6 settembre attaccarono le prigioni massacrando più di 1000 prigionieri, per lo più semplici delinquenti. I MASSACRI DI SETTEMBRE, dimostrarono le dimensioni e il potenziale di una realtà nuova e difficile da arginare: il radicalismo dei sanculotti.

Ma chi erano i sanculotti ? I sanculotti (dal termine “sans culottes”) erano quella parte popolare del terzo stato formata da piccoli artigiani, operai, piccoli bottegai, piccoli commercianti, tutti borghesi per la cultura ma proletari per il reddito. Questi erano democratici, volevano il suffragio universale, e l’istituzione di un maximum, ovvero un calmiere che fissasse un prezzo massimo delle derrate alimentari (soprattutto dopo la svalutazione degli assegnati) e anche dei salari, nonostante questo significasse un ritorno ad un’economia di tipo feudale. Inoltre credevano nella fraternità e nell’uguaglianza e in una serie di contrapposizioni fondamentali (bene/male; ricco/povero ecc.).

Fatto sta che l’esercito francese riuscì a battere i prussiani a Valmì il 20 settembre. Per la prima volta un popolo in armi, ma motivato, riusciva a sconfiggere un esercito potente, ma composto di mercenari.

Il 21 settembre 1792 è abolita la monarchia e nasce così la REPUBBLICA.

L’Assemblea nazionale è sostituita da una Convenzione nazionale eletta a suffragio UNIVERSALE ai primi di settembre. La Convenzione era suddivisa in: GIRONDINI (che una volta sconfitto il re si erano insediati al posto dei foglianti-monarchici- diventando così la nuova destra moderata) ; la PALUDE ; i MONTAGNARDI (cioè i giacobini+cordiglieri) .

Da subito cominciarono le lotte tra i girondini e i montagnardi , non tanto per una diversa appartenenza sociale, in quanto entrambi appartenevano alla borghesia , quanto per una questione economica : i giacobini appoggiavano la richiesta dei sanculotti di un maximum , mentre i girondini erano favorevoli al liberalismo mercantile .

Il 9 novembre i francesi vincono gli austriaci a Jemappes , e conquistano il Belgio .

Con il processo al re , tenutosi tra il 10 dicembre ’92 e il 20 gennaio ’93 , il re viene condannato a morte. Il 21 gennaio 1793 il re viene DECAPITATO. “ Il monarca di diritto divino venne ghigliottinato come un uomo qualunque !"

La guerra prosegue , e il 1 febbraio viene dichiarata guerra a Inghilterra , Olanda , Spagna e agli Stati italiani.

Viene annessa la Savoia , Nizza e la Renania.

La situazione di grave crisi interna , con il malessere dei sanculotti , e il nemico che premeva dall’estero , spinsero la pianura a trovare un accordo con i montagnardi , formando così un’ampia maggioranza che attuò numerose riforme : in primo luogo fissò il maximum richiesto , poi istituì un COMITATO DI SALUTE PUBBLICA , composto da 9 membri eletti dalla commissione e rinnovabili ogni mese ; questi nominavano a loro volta i giudici del neonato TRIBUNALE RIVOLUZIONARIO , che doveva giudicare gli indiziati politici : inoltre furono banditi dal territorio gli emigrati e i loro beni confiscati .

I girondini , ormai preoccupati dell’avanzare della maggioranza e del suo appoggio ai sanculotti , cercarono di decapitare il movimento popolare , con l’appoggio dei moderati e dei realisti.

Il 2 giugno la Convenzione fu però costretta ad arrestare 29 deputati e due ministri girondini.

La loro sconfitta diede così il via all’egemonia giacobina , che avrà in Roberspierre il massimo rappresentante.

Roberspierre discendeva dalle teorie democratiche degli illuministi , soprattutto di Rousseau , che teorizzava la ridistribuzione della proprietà , l’idea dello stato come un contratto sociale , la nascita dell’idea del bene comune e della democrazia diretta.

Tutto questo rientrò infatti nella COSTITUZIONE DEMOCRATICA DEL ’93( o dell’anno I) , che in realtà non venne mai applicata , ma che era una la più democratica tra quelle avute finora. Essa introduceva il suffragio universale , il diritto al lavoro,all’assistenza e all’istruzione da parte dello stato e il diritto-dovere del popolo a insorgere nel caso di violazione dei propri diritti. Questa proponeva una repubblica , un parlamento monocamerale e la divisione dei poteri.

Purtroppo quella che all’inizio era sembrata un’epoca d’oro della rivoluzione si trasformò tragicamente in quella che poi sarà definita EPOCA DEL TERRORE.

Roberspierre in nome del popolo e per il popolo instaurò in realtà una dittatura feroce e totale , basata sulla repressione e l’uccisione all’inizi dei soli oppositori (girondini) e successivamente di tutti quelli sospettati di tramare contro la rivoluzione (Vandeani , nobili , persino sanculotti) , fino ad arrivare alla soppressione degli hebertisti e degli indulgenti (tra cui Danton , uno dei suoi più cari amici)nel marzo ’94.

Durante la dittatura vene istituito un nuovo calendario, promossa una sistematica scristianizzazione, e in generale si ebbe un totale rovesciamento del passato , cosa che a molti non andò giù.

La Convenzione era impaurita , il Comitato diviso e l’ostilità verso Roberspierre cresceva .Con il Colpo di stato del 19 termidoro (27 luglio) Robespierre , Saint-just e Couthon vennero arrestati e giustiziati il 10 termidoro.

FINIVA COSI’ L’EPOCA DEL TERRORE E LA DITTATURA.

Dal punto di vista sociale-politico questo segnò la rinascita della borghesia che si era arricchita con la vendita delle terre della Chiesa e dei vecchi nobili, e la repressione dei sanculotti . Comincia ora la rivoluzione borghese .

Tra aprile e luglio vengono firmate le paci con Prussica e Olanda , mentre la guerra rimarrà aperta con Austria e Inghilterra .

Nasce la Costituzione dell’anno III , che prevedeva la divisione del potere legislativo tra un consiglio degli anziani (senato) e un consiglio dei 500 (camera dei deputati) , mentre il potere esecutivo andò in mano al Direttorio composto da 5 membri che nominava i ministri , e i cui membri rimanevano in carica solo un anno .

Questa costituzione era profondamente filo-borghese e anti-democatica : ristabilì il carattere censitario del sistema elettorale , e diede moltissima importanza alla proprietà privata , anche a livello di prestigio sociale.

Il poter del Direttorio era però molto debole , e dovette affrontare insurrezioni sia da parte dei realisti , che dai giacobini (come la congiura degli Euguali).

Man mano che il tempo passava le insoddisfazioni aumentavano, fino a che non si arrivò al colpo di stato del 18 fruttidoro.

Ma ormai la situazione stava per cambiare , era il tempo degli eserciti e dei grandi generali , come Napoleone Bonaparte.


BY: I.

lunedì 27 settembre 2010

RESISTENZA IN EUROPA

La Resistenza europea

Con il termine Resistenza europea si intende la lotta popolare, politica e militare condotta durante la seconda guerra mondiale nei paesi europei occupati dalle potenze dell'Asse, questa Resistenza ebbe diffusione su tutto il territorio europeo invaso e il suo obiettivo principale era quello di cacciare le truppe nazifasciste. Carattere unificante della Resistenza europea fu, dopo una prima fase di attività di propaganda e di Resistenza passiva, la nascita della guerriglia, alimentata soprattutto da giovani volontari, inadempienti alla leva, prigionieri evasi. La forte carica di autonomia dei vari movimenti di Resistenza creò talvolta problemi nei rapporti con gli alleati, che esercitarono un'azione di aiuto, ma anche di controllo. Il carattere assunto dalla Resistenza varia a seconda della specificità delle situazioni nazionali, infatti, nei paesi con un solido equilibrio politico e sociale (Danimarca, Norvegia, Olanda…) l'obiettivo di fondo era la liberazione nazionale e il ritorno all'ordine prebellico, mentre in altri la Resistenza assunse un carattere di lotta politica antifascista, rivoluzionaria e di classe (Italia, Iugoslavia, Francia, Grecia, Belgio e Polonia…).

In Germania i vari gruppi di opposizione, poco collegati tra loro, furono interamente sterminati e non arrivarono a organizzare una lotta armata antinazista.

In Italia la Resistenza armata iniziò l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, e terminò il 25 aprile 1945, con l'insurrezione dell'Italia settentrionale. Vi confluirono due componenti principali: l'antifascismo "storico", che aveva condotto l'opposizione durante il ventennio e che fornì alla Resistenza parte dei quadri e le linee guida; l'antifascismo "nuovo" dei più giovani.

Più tardi si unirono le forze sociali conservatrici che si erano dissociate dal fascismo il 25 luglio. Operarono nella Resistenza, coordinati nei Cln (Comitati di liberazione), il Partito d'azione, il Partito comunista, la Democrazia cristiana, il Partito democratico del lavoro, il Partito liberale e il Partito socialista. Si formarono anche Cln regionali e provinciali.

Sulla natura del Cln si svolse anche un vivace dibattito: per l'ala moderata (Pli, Dc) si trattava solo di una temporanea alleanza di partiti, mentre per il Pd'a avrebbe dovuto essere l'embrione di nuovi istituti democratici.

Militarmente la Resistenza operò non solo in montagna, ma anche nelle città e nelle campagne, attraverso le formazioni partigiane. All'unità politica del Cln corrispose l'unità militare del Cvl (Corpo dei volontari della libertà), il cui comando generale (1° luglio 1944) fu assunto dal generale Cadorna, affiancato da esponenti partigiani come Parri e Longo in qualità di vicecomandanti. Il movimento partigiano coinvolse nuovi soggetti sociali come i giovani, i ceti medi urbani, le donne.

Le cifre dei caduti furono rilevanti: circa 60.000 partigiani combattenti in Italia o all'estero, 10.000 civili, 40.000 deportati nei lager nazisti, 700.000 militari deportati. L'inverno 1944-1945 fu particolarmente duro: respinto l'invito alla demilitarizzazione del generale britannico Alexander, la guerra si fece molto aspra per i rastrellamenti tedeschi, le stragi in massa e le rappresaglie, fino all'insurrezione del 25 aprile, la fucilazione di Mussolini, gli scioperi e le occupazioni delle fabbriche. Nel successivo periodo di trapasso gestito dal Cln, elementi di continuità (il permanere dell'apparato amministrativo, giudiziario e militare, la ricostruzione economica sotto il segno di un’ideologia liberistica) si intrecciarono con le novità istituzionali e civili (la caduta della monarchia, la Costituente, le riconquistate libertà politiche e civili).

In Francia la Resistenza si articolò nei mouvements de résistance, un vasto e mobile insieme di correnti e gruppi clandestini che non sopravvissero alla liberazione, e nei partiti, come il Partito socialista, Sfio e il Partito comunista, Pcf. Quest'ultimo basò la sua azione nella Resistenza sui due cardini dell'Internazionale: la lotta armata, attuata per mezzo dei Francs tireurs partisans français, e l'unità nazionale, in nome della quale i Ftpf furono unificati con l'Armée secrète, guidata da De Gaulle, e con l’Organisation de résistance de l'Armée. Dal maggio 1943 il processo di unificazione politica accompagnò quello di unificazione militare fino all'insurrezione di Parigi (19 agosto 1944) alla quale seguì un governo presieduto da De Gaulle; l'unità delle forze della Resistenza tuttavia non durò a lungo.

Vi furono ingenti perdite umane: circa 150.000 caduti e 200.000 deportati.

In Grecia la Resistenza fu tra le più drammatiche (il numero delle vittime fu di circa 400.000), sia per la povertà del territorio, sottomesso a ben tre eserciti di occupazione sia per lo sbocco in una guerra civile tra le forze di liberazione (Edes, Unione nazionale greca democratica; Eam, Fronte nazionale di liberazione), le truppe inglesi e il governo regio: fu il tragico simbolo della sconfitta della Resistenza europea, come movimento popolare autonomo, di fronte alla politica delle grandi potenze.

In Iugoslavia invece la Resistenza (1.700.000 morti) condusse il paese, occupato da quattro eserciti, a liberarsi con le proprie forze anche da spietati regimi collaborazionisti e a realizzare un nuovo stato. La lotta armata tra le formazioni partigiane comuniste, sotto la guida di Tito, e quelle legittimiste dei cetnici si concluse con l'incontrastata superiorità delle formazioni partigiane di Tito.

In Polonia la Resistenza, segnata da profondi dissidi tra una destra che faceva capo al governo in esilio a Londra e una sinistra a direzione comunista, assunse il valore di lotta per l'identità nazionale; furono uccisi 3 milioni e mezzo di ebrei polacchi (il 98 per cento della popolazione ebraica e 3 milioni di polacchi non ebrei.


by IVANO

Il secolo breve: uno sguardo a volo d'uccello---> CONCETTI

Il secolo breve: uno sguardo a volo d'uccello di Eric J. Hobsbawm

1.

a) Introduzione: 28 giugno 1992, Mitterranel si presenta a Sarajevo per ricordare all’opinione pubblica la gravità della guerra balcanica. La data non è casuale, il 28 giugno è l’anniversario dell’attentato all’arciduca d’austria Francesco Ferdinando. Quasi nessuno però coglie l’allusione, poiché la memoria storica non è più viva.

b) I giovani vivono in un presente permanente e hanno perso ogni legame con il passato.

c) L’intento del libro non è solo quello di raccontare la storia del secolo breve (1914-1991), ma soprattutto di capire il perché gli eventi abbiano seguito questo corso e come i fatti si colleghino tra loro.

d) Per la generazione precedente il passato è indistruttibile poiché gli avvenimenti storici hanno fatto parte della loro vita e hanno caratterizzato ogni aspetto personale, contribuendo alla formazione dell’individuo stesso.

e) Il processo di formazione di quello che sarà poi il secolo breve, per hobsbawm inizia con la rivoluzione civile russa. Dalla rivoluzione d’ottobre infatti si crea una nuova idea di economia industriale, basata sul conflitto tra socialismo e capitalismo, i quali diventeranno le uniche due dottrine economiche che caratterizzeranno i sistemi economici degli stati mondiali.

f) Il mondo che è sopravvissuto alla rivoluzione d’ottobre è un mondo realizzato dai vincitori della seconda guerra mondiale. Per quanto riguarda gli sconfitti e i loro alleati, sono stati quasi completamente espulsi dalla storia scritta se non per interpretare il ruolo dei cattivi nel confronto mondiale tra bene e male.

g) Quello che però ha sicuramente caratterizzato di più il secolo breve sono stati i grandi confronti ideologici, i quali a differenza dei semplici fatti sono più difficili da interpretare, in quanto vanno capiti senza giudicarli e per chi ha vissuto il ’900 è difficile astenersi da giudizi personali.

2. a) Con la fine del secolo breve negli anni 90, ha inizio una nuova epoca su cui è difficile fare previsioni, l’unica cosa di cui si è certi è che questa nuova epoca sarà caratterizzata dagli avvenimenti del secolo breve.

b) Per Hobsbawm il secolo breve si divide in tre età:

- l’età della catastrofe (1914-1947): caratterizzata dalle due guerre mondiali, dalla nascita dei totalitarismi e dalla crisi economica del ventinove. Tutti questi avvenimenti hanno portato a una crisi del sistema capitalistico, il quale è riuscito a sopravvivere solo grazie all’insolita alleanza con il suo emergente antagonista, il comunismo, rappresentato dall’URSS e alimentato dal progressivo indebolimento del capitalismo.

- l’età dell’oro (1947-1973): è ancora aperta la questione su come abbia fatto il capitalismo a uscire dal suo periodo di crisi e volare verso un’età di rapidissima crescita economica e trasformazioni sociali, denominata età dell’oro.

Questa velocissima età di grandi cambiamenti in poco tempo, porta ad una spaccatura con la storia dei millenni precedenti caratterizzata dall’età della pietra e dal mondo contadino. Così facendo si crea anche un distacco tra le due generazioni.

L’età dell’oro è caratterizzata però soprattutto dalla rivalità tra capitalismo e socialismo i quali si equivalgono.

- La frana (dal 1973): successivamente all’età dell’oro vi furono 3 decenni di crisi che hanno colpito varie parti del mondo con diversa intensità ma tutto il mondo ne è stato vittima, a causa di un’economia unitaria mondiale portata avanti durante l’età dell’oro. Questa crisi colpì indistintamente sia il mondo liberale che quello socialista, con la differenza però che il primo riuscì a sopravvivere mentre il secondo crollò. La caduta del socialismo determinò un dissesto politico che portò alla distruzione degli equilibri che avevano stabilizzato il mondo dalla fine della guerra. La fine del secolo breve è caratterizzata anche da una crisi morale con la conseguente caduta di tutti i valori, il nichilismo.

3. Confronto tra il mondo nichilista di oggi e il mondo nel 1914:

a) La popolazione mondiale è molto aumentata, non solo dal punto di vista numerico ma anche di corporatura e di durata della vita ed in generale la popolazione è più ricca.

b) Il mondo non è più eurocentrico, l’Europa negli anni è diventata una periferia, mentre i protagonisti della scena mondiale sono gli USA.

c) Il mondo non è più diviso in realtà nazionali estremamente diverse tra loro, ma al contrario è diventato qualcosa di unitario.

d) C’è una rottura tra le generazioni della due epoche, le quali sono ideologicamente divise.


by IVANO