La sera del 7 novembre 1628 don Abbondio, curato d'un borgo montano sulle rive del lago di Como, rientra dalla passeggiata serale. Due bravi di don Rodrigo, signorotto del luogo, lo fermano e gli comandano di non celebrare il previsto matrimonio tra Lucia Mondella e Renzo Tramaglino. Don Rodrigo s'è invaghito di Lucia e ha scommesso con il cugino conte Attilio che la fanciulla sarebbe stata sua. Don Abbondio, che è un uomo pauroso e servile, si dichiara pronto all'ubbidienza e, quando il mattino seguente Renzo si presenta a lui per le ultime formalità, oppone una serie di impedimenti. Il giovane, interrogata Perpetua serva di don Abbondio, riesce a sapere la verità. Renzo comunica subito il fatto a Lucia e a sua madre Agnese. Quest'ultima consiglia a Renzo di rivolgersi all'avvocato Azzeccagarbugli, che al nome di don Rodrigo allontana il giovane. I due promessi tentano allora un matrimonio a sorpresa, ma il tentativo fallisce per la reazione di don Abbondio che sveglia l'intero paese. Nello stesso momento i bravi di don Rodrigo guidati dal Griso falliscono il rapimento di Lucia. Per salvarsi ai due giovani non resta che la fuga. Con l'aiuto di padre Cristoforo, il frate cappuccino confessore di Lucia, lasciano il paese, Lucia diretta a Monza e Renzo a Milano. Da questo momento trascorreranno due anni prima che possano ritrovarsi. Raggiunto il convento di Monza, Lucia è affidata alle cure di Gertrude. Gertrude che è diventata monaca a forza, costretta dalla volontà paterna, ha da tempo una relazione con Egidio, un nobile legato all'Innominato, potente e malvagio signore. Quest'ultimo con l'aiuto di Egidio e Gertrude rapisce per don Rodrigo Lucia, che viene condotta nel suo castello. Al cospetto di lei, della sua disperazione e dignità, alle sue parole che invocano anche per lui, colpevole di orrendi misfatti, la misericordia di Dio, rinnomminato, già da tempo turbato da un intimo conflitto, vive una notte di crisi profonda. Tutto gli appare insensato e la vita solo una rapida corsa verso la morte. Al mattino, informato dell’arrivo in paese del cardinale Federigo Borromeo, a festeggiare il quale dalle campagne e dai borghi vicini arrivava tanta gente, si reca da lui. Spinto dalle parole affettuose del cardinale l’Innominato piange, lo abbraccia e si sente pronto ad affrontare un radicale cambiamento di vita. L'uomo rinnovato dalla Grazia prevale in lui sull'uomo antico. Decide di aiutare Lucia. L'affida a donna Prassede, moglie del dotto don Ferrante. Renzo, che avrebbe dovuto trovare rifugio in un convento di cappuccini a Milano, giunto in città è rimasto coinvolto nei tumulti di San Martino. Scambiato per uno dei capi della rivolta, mentre veniva condotto in carcere è stato salvato dall'intervento della folla. Sfuggito alla giustizia si è rifugiato a Bergamo dal cugino Bortolo e dietro suo suggerimento ha preso il nome di Antonio Rivolta. La guerra per la successione del ducato di Mantova strazia intanto l'Italia settentrionale coinvolta nella Guerra dei Treni'anni. La carestia e la peste, diffusa dall'esercito dei lanzichenecchi, cominciano a mietere vittime. Renzo, informato che Lucia è a Milano da donna Prassede, lascia Bergamo. Arriva in città quando il contagio è al colmo. Scambiato per un untore si salva saltando su un carro di monatti che lo portano al Lazzaretlo. Qui ritrova padre Cristoforo, che si prodiga per i malati nonostante sia anch'egli vicino alla fine, don Rodrigo morente e finalmente Lucia. L'ultimo ostacolo alla felicità dei due giovani è il voto di castità pronunciato da Lucia nel terrore della prigionia al castello dell'Innominato. Padre Cristoforo scioglie la giovane dalla sua promessa, che per quanto nobile e sincera, era stata fatta in un momento di grande agitazione e senza tener conto che lei s'era già promessa a Renzo. Una pioggia purificatrice segna la fine dell'epidemia. Tornati al paese, Renzo e Lucia sono sposati da don Abbondio. Dopo il matrimonio si trasferiscono altrove. Li attendono le normali difficoltà della vita, che più maturi e consapevoli sapranno affrontare.
Tratto da l'Enciclopedia della Letteratura, Istituto Geografico De Agostini
PERSONAGGI PRINCIPALI
IL 600...
RENZO E LUCIA
DON ABBONDIO: umile(chiesa corrotta)
GELTRUDE: nobiltà povera (chiesa corrotta) era stata obbligata a farsi monaca
FRA CRISTOFORO borgesia( la chiesa che continua a lottare) in origine Ludovico, un ragazzo ribelle e combattivo, si scontrò con un nobile a duello e morì un suo amico, Cristoforo, Ludovico invece rimase ferito gravemente e venne portato in un convento per guarire. Rimase per un lungo periodo (forse in coma) e li si convertì frate in nome del suo amico ---> FRA CRISTOFORO
CARDINAL FEDERICO BORROMEO: alta nobiltà (la chiesa che continua a lottare).
INNOMINATO: un signorotto, personaggio cattivo che risiedeva in un posto irraggiungibile.
OBBIETTIVO DI QUESTO ROMANZO L'obbiettivo di Manzoni fu quello di mettere nell'opera la gente del '600. Parlando della prepotenza dei spagnoli ceh facevano nel '600 e ora nel suo periodo quello degli austriaci. Cerco comunque di utilizzare una lingua unitaria. e denunciava i comportamento dei signori, oltre che degli austriaci, e criticava da una parte la chiesa ma dall'altra favoriva la fede
infatti.... SUCCO DELLA STORIA E' ---> credendo in Dio la vita è più dolce.
Hermann Hesse nacque a Calw, in Germania nel 1877, onorato nel 1946 col premio Nobel per la letteratura. Le sue opere, concentrate su personaggi alla ricerca di se stessi,hanno affascinato generazioni di lettori. Abbandonati gli studi in seminario, proseguì la sua formazione da autodidatta: nelle trame dei primi due romanzi Peter Camenzind (1904) e Sotto la ruota (1906) Hesse riesce a trasmettere il suo spirito ribelle e polemico. Durante la prima guerra mondiale, lasciò la Germania e si trasferì in Svizzera, dove morì nel 1962. La sua narrativa, influenzata dalle teorie di Carl Gustav Jung (noto psichiatra dell’ epoca), si volse alla ricerca di nuovi valori poiché quelli tradizionali non gli sembravano più validi: Siddharta (1922), riflette l'interesse dell’autore per il misticismo orientale; Nel Lupo della steppa (1927), la duplice natura interiore del protagonista è simbolo del conflitto fra personalità ribelle e regole borghesi, tema ripreso in seguito con Narciso e Boccadoro (1930). Nell'ultimo romanzo, Il gioco delle perle di vetro (1943), ambientato in un utopico futuro, Hesse invece riprese i temi e i motivi delle opere precedenti, elaborandoli in una trama più complessa con molti più riferimenti culturali.
La trama:
Questa storia narra di Siddharta, figlio di un Bramino, che fin da piccolo viene educato col rispetto delle tradizioni di cui il padre è custode. Siddharta cresce come un ragazzo molto saggio e virtuoso, è l’orgoglio dei genitori e il punto di riferimento dei suoi coetanei, egli però non è soddisfatto della sua posizione, capisce che c’è qualcosa di più importante al mondo che diventare bramino e per questo ,insieme dall’inseparabile amico Govinda, lascia la casa del padre e decide di recarsi presso i monaci che vivono nella foresta, i Samana, per diventare uno di loro e apprendere tutto ciò che gli possono insegnare. I Samana insegnano ai due amici l’arte del digiuno e della meditazione e dopo tre anni Siddharta ha già appreso tutto ciò che anche il più saggio dei Samana può insegnargli.
Un giorno durante la meditazione Govinda e Siddharta decidono di recarsi ad ascoltare la dottrina di un certo Gotama, il quale sembra aver raggiunto l’illuminazione. Arrivati a destinazione, i due assistono ad un discorso dell’Illuminato da cui Govinda viene completamente rapito e, con una mano sul cuore, decide di abbandonare l’amico Samana per aggregarsi ai monaci dediti alla dottrina dell’Buddha. Siddharta non si oppone alla decisione dell’amico, e dopo una discussione molto profonda con Gotama, capisce che fino a quel momento era stato uno stupido e aveva solo perso tempo cercando una religione che gli desse le risposte alle domande che si poneva, poiché queste risposte si trovavano solo all’interno di sé stesso, nel suo Io. Da questo presupposto il giovine ricomincia il suo viaggio da solo e si fa traghettare dall’altra parte di un fiume per arrivare ad una città non molto distante da quest’ultimo, qui incontra una splendida donna trasportata su una lettiga. Viene a sapere che si tratta di Kamala, una ricca cortigiana di cui si infatua immediatamente. Gli incontri con Kamala però costano parecchio e per questo la cortigiana trova un lavoro all’ex Samana presso un ricco e potente mercante di nome Kamaswami. La vita di Siddharta sembra trascorrere felice e soddisfacente, egli guadagna molto come mercante e quindi può pagarsi gli incontri con Kamala. Ormai verso i cinquant’anni, però si accorge di aver perso le capacità che aveva appreso durante la sua giovinezza: pensare, aspettare e digiunare e di essere diventato uno di quegli uomini-bambini che tanto prendeva in giro con Kamala. Quello stesso giorno va nella foresta per farla finita gettandosi nel fiume, ma ad un certo punto sente l’Om dentro di lui che lo fa rinsavire mentalmente, ma ormai è tardi e Siddharta sviene. Al suo risveglio si trova davanti un monaco coi capelli rasati ed una tonaca gialla all’incirca della sua età, che viene identificato subito come il suo vecchio amico Govinda, il quale l’aveva salvato dalle acque e aveva vegliato su di lui durante il suo sonno. Dopo qualche incertezza anche Govinda riconosce il vecchio compagno, e dopo qualche convenevole i due si dividono nuovamente. Salutato l’amico d’infanzia il nostro ex Samana comincia a camminare lungo la riva del fiume, sino a che non incontra il barcaiolo che molti anni prima lo trasportò da una riva all’altra, Vasudeva. Siddharta chiede al barcaiolo che lo prenda con sé per insegnargli il mestiere e quest’ ultimo lo accetta come apprendista. Si scopre che Vasudeva non è un semplice barcaiolo, egli infatti è una persona di poche parole ma dai pensieri molto profondi, riesce ad ascoltare quello che gli dice il fiume e insegna a farlo pure a Siddharta.
Un giorno mentre stava in barca Siddharta notò un bambino sulla riva che piangeva vicino ad una donna, il barcaiolo avvicinatosi alla sponda per vedere cosa era successo riconobbe in quella donna, la sua dolce Kamala e arrivò alla conclusione che quel bambino era suo figlio. Kamala era stata morsa da un serpente mentre era in viaggio con suo figlio per andare a far visita al Buddha morente, di cui era diventata una seguace. Arrivati alla capanna di Vasudeva, dopo una attenta analisi della ferita, quest’ ultimo dice all’ amico che la sua amata non supererà la notte; a questo punto c’è una scena molto commovente in cui Siddharta dice addio a quello che è l’amore della sua vita e decide di prendersi cura di suo figlio. Il piccolo però non è un bambino diligente come lo era il padre alla sua età, egli infatti è viziato e non ha voglia di fare niente, scappa ripetutamente, anche se viene ripreso ogni volta. Siddharta è disperato, non sa cosa fare, per fortuna interviene Vasudeva con la sua saggezza, e gli consiglia di lasciar tornare in città il figlio per farlo crescere insieme ai suoi simili, gli uomini bambini. Siddharta a malincuore lascia andare il figlio, solo adesso comprende il dolore che aveva causato a sua volta molti anni prima al padre bramino. Qualche anno più tardi, Vasudeva comunica all’amico che gli ha insegnato tutto quello poteva e che per lui era giunta l’ora di andare, dette queste parole scomparve nella foresta.
Un giorno Siddharta, ormai vecchio, incontra per la seconda volta l’amico monaco Govinda, questi ancora una volta non lo riconosce subito, solo dopo aver parlato un po’con il barcaiolo capisce che dietro di lui si nasconde il suo vecchio amico. Siddharta, ormai smascherato, invita Govinda nella sua capanna per rifocillarsi; i due amici cominciano a discorrere della proprie vite, ad un certo punto Siddharta comincia un lungo monologo in cui spiega a Govinda tutto ciò che aveva imparato alla fine della sua intensa vita, il monaco resta stupefatto da ciò che l’uomo che gli stava dinanzi gli aveva trasmesso e si inchina davanti all’amico, poiché aveva capito che anche Siddharta come il suo devoto Gotama aveva raggiunto ciò che era destinato a raggiungere fin dalla nascita,l’illuminazione.
I personaggi:
Siddharta: è il protagonista assoluto della vicenda, egli è un virtuoso ragazzo figlio di un bramino che fin da giovane si pone continuamente domande molto profonde sulla sua esistenza; solo dopo aver provato molte esperienze di vita e dopo aver appreso da vari “maestri” tutto quello che gli potevano insegnare riesce a dare le risposte a queste domande. Questo personaggio ha un qualcosa di mistico che lo avvolge sin dalle prime pagine, ci viene detto esplicitamente solo alla fine, durante il suo ultimo incontro con Govinda, che è diventato un Illuminato ma secondo me tutti dall’inizio del libro sapevano che Siddharta sarebbe diventato un essere superiore agli altri dal punto di vista mentale. Fanno risaltare la difficoltà di raggiungere questo stato mentale, i continui cambiamenti della personalità del protagonista, infatti è solo alla fine di un lungo percorso che Siddharta raggiunge la metà da lui tanto bramata.
Govinda: è il miglior amico di Siddharta e lo accompagna in tutte le sue decisioni seguendolo sempre come un ombra; ad un certo punto però Govinda a malincuore è costretto a lasciare Siddharta poiché l’ amico non vuole unirsi con lui ai seguaci di Gotama. Questo passo è importante poiché è dopo aver visto e udito il Buddha, Govinda abbandona l’amico e Siddharta si rende conto di come abbia sprecato la sua vita fino a quel momento; è stato alla vista di quel uomo perfetto che il giovane decide di non seguire più alcun tipo di religione ma cerca di comprendere meglio se stesso e imparare dal suo Io. Inizialmente Govinda ci appare come un personaggio quasi invisibile, infatti lo vediamo come l’adulatore di Siddharta, non ha né carattere né pensieri propri; solamente quando si distacca da Siddharta vediamo una sua presa di posizione. Da questo momento, il personaggio cambia completamente forma, infatti, quando i due amici si rincontrano, Govinda appare come una persona molto pia a Gotama ma con mentalità molto chiusa quasi ottusa anche se ammette la sacralità delle parole di Siddharta.
Gotama: è il primo dei veri maestri di Siddharta (insieme a Kamala, Kamaswami e Vasudeva), la sua è una figura mistica quasi irreale, appare di persona una volta sola anche il suo nome viene ripetuto spesso. Questo personaggio non è molto descritto nella storia, sappiamo solo che è un Illuminato e che di fronte a lui tutti i personaggi sembrano inferiori, perfino lo stesso Siddharta sembra un gradino sotto di lui.
Kamala: è la donna che insegna a Siddharta l’arte dell’amore. È una donna bellissima e grazie al suo lavoro è anche molto ricca; a differenza delle altre persone che Siddharta conosce, in quel periodo della sua vita, sembra essere l’unica di cui lui si possa fidare e confidare. Kamala ha anche un figlio da Siddharta, ma è costretta a crescerlo da sola. Personalmente noto delle somiglianze tra il comportamento di Kamala e quello di Govinda: entrambi vengono colpiti dalla forte personalità di Siddharta ed entrambi dopo averlo perduto si dedicano al culto della dottrina di Gotama, quasi a cercare di colmare il vuoto lasciato da Siddharta con la rassicurante figura del Buddha.
Kamaswami: è un potente mercante che insegna l’arte della compravendita a Siddharta, e gli spiega che in affari bisogna essere spietati. È un uomo a cui piace sottomettere i deboli, ma che stima chi sa tenergli testa. È stato a causa della sua dottrina che Siddharta dimentica ciò che aveva imparato dai Samana e diventa un uomo bambino.
Vasudeva: è un barcaiolo, incontra Siddharta per la prima volta quando è ancora un Samana, poi lo rincontra dopo che ha tentato di uccidersi, tra tutti i maestri di Siddharta è sicuramente quello che gli ha insegnato le cose più importanti,infatti, grazie ai suoi pensieri profondi aiuta Siddharta ad ascoltare il fiume ed a comprendere quale sia la sua ragione di vita. Questo personaggio sembra molto semplice ma in realtà è circondato dalla stessa aura mistica di Gotama, anch’egli infatti è un Illuminato.
Analisi narrativa:
Titolo:
Incipit: Siddharta giovane intraprendente figlio di un bramino, dopo essersi stufato della vita nel suo piccolo villaggio, decide di lasciare tutto e assieme al suo amico Govinda, si unisce ai Samana, dei monaci che vivono nella foresta. Dopo aver trascorso tre anni presso i Samana Siddharta ha imparato tutto quello che gli possono insegnare, quindi decide di recarsi assieme all’amico Govinda ad ascoltare la dottrina di quello che tutti chiamano l’Illuminato, Gotama. Dopo aver ascoltato i suoi insegnamenti Govinda con grande dolore decide di diventare un seguace dell’Illuminato e lascia Siddharta da solo.
Corpo del racconto: a questo punto Siddharta riflette sulla sua vita e capisce che in tutto questo tempo non ha fatto altro che cercare una dottrina a cui aggrapparsi ed invece avrebbe dovuto cercare dentro se stesso. Per questo decide di andare in città, qui conosce una cortigiana, Kamala, la quale lo convince a lavorare presso un mercante di nome Kamaswami. Siddharta fa carriera diventa socio di Kamaswami, la sua vita scorre tranquilla: guadagna bene e Kamala gli insegna tutto quello che sa sull’amore. Col passare degli anni però Siddharta si dimentica quello che aveva imparato prima di recarsi in città e ormai viziato dal lusso e dalle comodità si trasforma in uno di quei uomini-bambini che lui disgustava tanto; diventato ormai un uomo maturo, si accorge di tale cambiamento e decide di scappare nella foresta, di lasciare tutto per tornare alla vita di prima. A sua insaputa intanto Kamala è rimasta incinta. Arrivato nella foresta Siddharta si avvicina al fiume che aveva attraversato molti anni prima per arrivare in città e ci si butta dentro per suicidarsi, casualmente Govinda è nei paraggi e salva l’amico, ma non lo riconosce, mentre Siddharta quando riprende conoscenza sì, e dopo un po’ di domande gli svela la verità.
Conclusione: A questo punto i due si dividono di nuovo e Siddharta incontra la capanna del barcaiolo che molti anni prima lo traghettò da una sponda all’altra. Vasudeva, questo è il nome del barcaiolo, riconosce Siddharta e dopo una lunga chiacchierata decide di accoglierlo nella sua capanna come propostogli dal protagonista precedentemente. Passano gli anni e Siddharta ha imparato il mestiere ed ha imparato anche ad ascoltare il fiume. Un giorno Kamala e il figlio di Siddharta si recano a far visita a Gotama sul letto di morte, durante il viaggio Kamala viene morsa da un serpente, Siddharta, nelle vicinanze, riconosce l’amata e capisce che quello è suo figlio, quindi li traghetta da Vasudeva che annuncia l’imminente morte della donna. Dopo aver seppellito Kamala Siddharta decide di crescere il figlio da solo, egli però è viziato e capriccioso, per questo Siddharta è costretto a lasciarlo andare in città a vivere coi suoi simili. Dopo poco tempo se ne va anche Vasudeva, che ormai vecchio e stanco si reca nella foresta a morire. Passati alcuni anni dalla scomparsa di Vasudeva, Govinda si fa traghettare da Siddharta, che non è stato riconosciuto nemmeno stavolta, dall’altra parte del fiume, durante l’attraversata però Siddharta svela nuovamente la sua identità all’amico; da questo momento i due cominciano a discorrere e Siddharta comincia un monologo incredibile, alla fine del quale Govinda ammette la sua superiorità proclamandolo un santo, un Illuminato.
Il narratore:
Possiamo dire fin da subito che il narratore è esterno alla vicenda e che la storia viene narrata in maniera oggettiva senza alcun commento personale del narratore, quindi la focalizzazione è quella del giovane Siddharta.
Il tempo:
In questa vicenda il tempo in cui avvengono i fatti non è ben definito, possiamo solo prendere come riferimento temporale la presenza del Buddha, vissuto nel VI secolo a.C.
Lo spazio:
La storia si svolge in India, non si sanno precisamente i nomi dei luoghi, comunque i paesaggi sono sostanzialmente costituiti da foreste e fiumi, uno scenario che rappresenta lo stereotipo che hanno gli occidentali della meditazione, un uomo con braccia e gambe incrociate sotto un gigantesco albero.
Robert Louis Stevenson nacque ad Edimburgo, in Scozia nel 1850. Il padre era un ingegnere, la madre la figlia di un predicatore. Crebbe in un ambiente borghese e puritano, fu spinto dal padre, senza successo, a intraprendere gli studi di ingegneria e di legge, infatti, il ragazzo aveva una buona predisposizione alla letteratura. Poiché soffriva di tubercolosi, fin dall'infanzia fu costretto a stare a letto per lunghi periodi e in età matura trascorse gran parte della sua vita all'estero verso climi più favorevoli, i suoi primi scritti furono relazioni sui suoi viaggi. I rapporti con il padre cominciarono ad inasprirsi per i suoi atteggiamenti strani che tendevano a rifiutare la religiosità. Nel 1880 sposò Fanny Osbourne e ritornò in Europa dove restò per sette anni. Col passare del tempo la sua malattia peggiorò e fu ricoverato alcuni mesi in una clinica in Francia, durante questo periodo si riappacificò col padre. Nel 1887 si trasferì in America, a New York, dove lavorò per varie riviste. In questi ultimi anni scrisse diverse novelle e racconti anche in collaborazione con il figliastro Lloyd Osbourne. Il 3 dicembre del 1894 Stevenson morì improvvisamente a causa di un'emorragia celebrale.
La trama:
La storia si apre con la scena del protagonista, un avvocato londinese di nome Utterson, che passeggia con un suo amico, il signor Enfield; durante la loro passeggiata i due si imbattono in una casa che ha un qualcosa di misterioso. A questo punto Enfield comincia a raccontare all’ amico di un fatto a cui aveva assistito tempo prima, legato ad un abitante di quella casa: ---Durante una passeggiata notturna un uomo si scontra con una bambina, la piccola cade a terra urlando, indifferente, l’uomo le passa sopra calpestandola; Enfield rimasto scioccato dall’ accaduto, decide di intervenire fermando l’uomo e pretendendo un risarcimento per ciò che aveva fatto alla bambina. L’uomo con grande sgarbatezza si reca a casa, cioè la casa di cui i due passeggiatori stavano parlando, e ne esce con un assegno che non recava la sua firma, bensì quella di una persona abbastanza famosa, poiché credeva che l’assegno fosse falso, Enfield, costrinse l’uomo a ritirare l’assegno di persona. Tutto andò come doveva andare ma Enfield rimase colpito dalla malignità che trasudava da quell’individuo, infatti, anche se non gli aveva fatto niente lo disprezzava a morte e il suo nome sembrava riecheggiargli nella mente come il sinonimo della parola ‘male’, quel nome non lo potè mai dimenticare: Edward Hyde.-Appena sente pronunciare questo nome Utterson trasale, era lo stesso nome della persona a cui un suo cliente, nonché suo vecchio amico, aveva deciso di lasciare in eredità tutto il suo patrimonio, questi era il dottor Henry Jekyll. Appena arrivato a casa dalla passeggiata, l’avvocato non riesce a fare a meno di chiedersi perché l’amico dottore volesse lasciare ad un presunto squilibrato come Hyde tutto il suo patrimonio, e per questo decide di andare a chiedere all’dottor Lanyon, un altro suo vecchio amico il quale aveva sempre mantenuto buoni rapporti con Jekyll, se sapesse qualcosa del legame che c’era tra il loro amico e Mr Hyde. Purtroppo però Lanyon non seppe dir niente e a questo punto Utterson dede di andare in cerca del ripugnante ereditiere, dopo qualche giorno di appostamenti, l’avvocato riesce a “imbattersi casualmente” nel signor Hyde, anche Utterson alla vista di quest’individuo prova una forte sensazione di disprezzo ma cerca di non farci caso e gli chiede quali fossero i suoi legami con il dottor Jekyll, questi risponde in un modo vago e con una certa fretta. Dopo questo strano incontro Utterson va a casa del dottor Jekyll per avere spiegazioni, ma il dottore si mostra tranquillo e deciso a lasciare il testamento così. Qualche giorno dopo viene assassinato il signor Carew, un importante politico inglese, si scopre che il colpevole è Hyde ma di lui non si ha più alcuna notizia e sembra svanito nel nulla. A questo punto Utterson va da Jekyll per fargli alcune domande sull’accaduto, al suo arrivo però trova l’amico in pessime condizioni e decide di tornare a casa, ma prima gli viene consegnata una lettera scritta da Hyde. Utterson nota che la calligrafia di Jekyll e quella di Hyde sono simili e fa analizzare la lettera ed il famoso testamento da un copista esperto che gli dice che i due documenti sono stati scritti dalla stessa persona. L'avvocato torna a casa di Lanyon per chiedergli altre informazioni ma anche quest'ultimo è molto scosso e non vuole parlare di Jekyll. Utterson crede che non si sentirà mai più parlare di Hyde, ma quando ritorna a casa trova Poole, il maggiordomo del dottor Jekyll, che chiede aiuto all'avvocato a causa dello strano comportamento del padrone.
I personaggi:
Utterson: io narrante, avvocato, è lui che svolge le indagini. Curioso e amichevole. Lettore in prima istanza.
Enfield: amico e vicino di Utterson; Curioso.
Hyde: parte malvagia di Jekyll, che alla fine sta per prendere il sopravvento sulla parte buona. Zoppicante, di brutto e cattivo aspetto. Antagonista.
Jekyll: Dottore/scienziato con idee un po' eccentriche; lui crea Hyde; Buono, eccentrico e di belaspetto. Più alto di Hyde.
Lanyon: Dottore/scienziato amico di Jekyll, però si separa da Jekyll per le sue strane idee.
Pole: maggiordomo di Jekyll, è lui a chiamare Utterson quando vede che Jekyll sta molto nel suo studio e pare avvilito.
Analisi narrativa:
la storia si può dividere in varie sequenze:
1.La passeggiata di Utterson e Enfield e la storia della casa.
2.Utterson va da Lanyon per avere spiegazioni sul testamento di Jekyll.
3.Utterson incontra Hyde per la prima volta.
4.L'omicidio di Carew.
5.L'improvvisa morte di Lanyon.
6.La lettera lasciata da Lanyon.
7.La morte del dottor Jekyll e Mr Hyde.
8.Utterson trova delle lettere scritte dottor Jekyll.
9.La confessione.
Narratore: Suspence: presenza di particolari apparentemente inutili. Omissione di elementi utili per comprendere. Si dissemina il testo di sintomi o indizi. Molte ammissioni da parte dei personaggi.
Narratore: Utterson, onnisciente, in grado di fare prolessi e analessi. Narratore implicito, delle lettere narrano le altre vicende. Ciascun personaggio offre il proprio punto di vista delle cose. C'è un racconto primario e uno secondario. Il secondario è l'apertura delle soglie. La soglia è qualcosa di chiuso che bisogna varcare al fine di capire il racconto. Anche le lettere sono delle soglie.
Lo spazio: Luoghi chiusi: le case dei protagonisti in particolare lo studio di Jekyll.
Luoghi aperti: le vie di Londra.
Il tempo: La vicenda si svolge tra il 1860 e 1880 circa e la storia, esclusa la parte iniziale che introduce il flashback, credo duri circa 15 mesi. Le vicende del testo si svolgono prevalentemente nelle ore notturne.
Titolo: Cuore di tenebra (Heart of Darkness) Autore: Joseph Conrad Genere: Romanzo Anno di composizione: 1902 Casa editrice: Einaudi Anno di stampa: 2007
L’ autore:
Conrad Joseph pseudonimo di Teodor Józef Konrad Korzeniowski nato nel 1857 a Berdičev in Polonia, oggi Ucraina, romanziere di origine polacca naturalizzato britannico nel 1886, è ritenuto uno dei maggiori scrittori della narrativa moderna. Di famiglia nobile, rimase orfano molto giovane e a diciassette anni lasciò la Polonia per andare a Marsiglia e imbarcarsi come marinaio su un mercantile. Dopo quattro anni entrò nella Marina britannica, salendo di grado riuscì a diventare capitano. Non ebbe un'esistenza facile, infatti, dovette affrontare la malattia della moglie e tirare avanti con gli scarsi guadagni che riceveva a fare lo scrittore. L'esperienza maturata nei lunghi viaggi, soprattutto sul fiume Congo, che Conrad risalì nel 1890, si tradusse in una serie di opere scritte in inglese e spesso ambientate a bordo di una nave, nelle quali l'autore trattò il tema della lotta tra il bene e il male e il senso di solitudine e isolamento dell'individuo che lo portano a negare la realtà e a crearsene una alternativa. Il suo primo romanzo, La follia di Almayer, fu pubblicato nel 1895. Fra i suoi volumi più noti si ricordano Il negro del 'Narciso' (1897); Lord Jim (1900), Cuore di tenebra (1902), Tifone (1903) e Nostromo (1904), L'agente segreto (1907), Con gli occhi dell'Occidente (1911), Vittoria (1915), La linea d'ombra (1917). Conrad morì in Inghilterra a Bishopsbourne nel 1924.
La trama:
Questo libro narra dell’ avventura vissuta dal capitano Charlie Marlow durante il suo viaggio nel cuore dell’ africa, il Congo. La storia si apre con la scena di cinque amici che stanno parlando tra di loro sul ponte di una nave attraccata sulla riva del Tamigi, questi personaggi sono: Marlow il protagonista, un avvocato, il narratore, un ragioniere e il direttore della compagnia nautica per cui lavorano gli altri quattro. Il narratore inizia descrivendo molto dettagliatamente tutti i personaggi e l’ambiente circostante; ad un certo punto però prende la parola Marlow, diventando così lui il narratore. Egli comincia a raccontare del suo viaggio in Africa fatto parecchi anni prima, questo fu un viaggio che lo mise davanti ad una realtà che ancora non concepiva, una realtà che stravolse il suo modo di analizzare la natura umana. Da molto tempo Marlow desiderava guidare una spedizione nelle profondità dell’Africa, realizzò questo suo desiderio grazie alle conoscenze di una carissima zia,infatti, fu messo al comando di un battello che avrebbe dovuto risalire il fiume Congo. Quando Marlow arrivò in Africa venne subito colpito da un senso di impotenza di fronte alla forza delle tenebre che si annidavano all’ interno di quel luogo, era spaventato e affascinato allo stesso tempo da questa potenza di cui non riusciva a conoscere la fonte. Arrivato alla stazione principale, venne a sapere che la nave che avrebbe dovuto guidare era affondata e che sarebbe dovuto rimanere là per qualche mese in attesa delle riparazioni. In quel periodo di soggiorno obbligato Marlow provò disgusto nel vedere il modo in cui erano trattati i nativi del luogo, questi infatti erano sfruttati come bestie da soma. Marlow però raggiunse l’apice del disgusto solo quando conobbe il direttore della stazione, un uomo abbietto, capace di tradire chiunque per il vile denaro. Grazie a questo uomo però riuscì a conoscere indirettamente un certo signor Kurtz, che era il miglior rifornitore di avorio dell’ intera compagnia. Il nostro capitano restò subito ammaliato di questa figura quasi fittizia chiamata Kurtz, a sentire il direttore egli era un’ uomo pieno di carisma e autocontrollo che ambiva ad un grosso riconoscimento al momento del ritorno in Inghilterra. Durante il periodo dei lavori, arrivò nella stazione una spedizione proveniente dall'Europa guidata dallo zio del direttore per sostenere le sue ambizioni di carriera, le quali erano minacciate dall’ottimo operato di Kurtz. Con il pretesto che Kurtz non dava più notizie di se, venne organizzata una spedizione con la nave di Marlow verso la stazione sotto la direttiva di Kurtz. Il viaggio durò esattamente due mesi, durante i quali l’unica cosa che spronava Marlow ad andare avanti nella spedizione con quelle persone, era il desiderio di vedere questo fantomatico signor Kurtz e di ascoltare la sua voce. Arrivati quasi a destinazione però il battello venne attaccato con frecce e lance dai selvaggi nascosti nella foresta, uccidendo il timoniere di colore e fuggendo al suono della sirena della nave. Dopo questa disavventura però Marlow riesce ad arrivare nella stazione di Kurtz, dove deve scontrarsi con la resistenza degli indigeni; essi, infatti, ritengono Kurtz una divinità e impediscono a chiunque di portarlo via, anche se bisognoso di cure perché in fin di vita. Kurtz non facilita certamente le cose in quanto egli stesso non vuole tornare al mondo civilizzato perché là non è nessuno mentre in Africa è il padrone delle tenebre. Marlow riesce comunque a trascinarlo sul battello, gli indigeni oppongono resistenza ma alla fine si rassegnano al “rapimento” del loro idolo. Kurtz muore durante il viaggio pronunciando la frase: “Che orrore!”; prima di morire però lascia a Marlow delle lettere da consegnare alla sua fidanzata. Dopo qualche mese dalla morte di Kurtz si fa coraggio e si reca a casa della ragazza per consegnarle le lettere, al suo arrivo trova una ragazza molto bella e dopo averci parlato per un po’ si accorge che nutriva per l’amato defunto la stessa adorazione che provavano gli indigeni della stazione. Quando la ragazza chiese quali fossero state le ultime parole del fidanzato, Marlow, vedendo ancora accesa nei suoi occhi la totale devozione per quel uomo così carismatico, non riuscì a dirle la verità e rispose che pronunciò il suo nome; valse la pena raccontare tale menzogna solo per poter ammirare il suo sorriso. I personaggi principali:
Marlow: è il protagonista-narratore della storia, egli è un uomo di mare che, grazie all’ aiuto di una zia, viene nominato capitano di una spedizione con il compito di risalire ed esplorare il fiume Congo. Marlow incarna lo stereotipo del rude e taciturno lupo di mare che non perde mai il controllo, allo stesso tempo però figura anche come un personaggio molto riflessivo che analizza nei minimi particolari tutto quello che succede e prima di dare un giudizio personale ad alta voce ci pensa molto bene. L’ unica cosa che riesce a scalfire la sua calma e il suo autocontrollo è la voce di Kurtz. Questo personaggio sembra essere molto spaventato dalle tenebre che si nascondono in Africa, infatti, appena sbarca su questo continente, viene colpito da un senso di debolezza di fronte a questo antico potere lì da millenni di cui l’uomo bianco non può nemmeno immaginarne la forza. Un’ altra caratteristica che lo distingue dagli altri europei è la sensibilità con cui tratta i negri, infatti, a differenza degli altri uomini bianchi, prova compassione per quei poveretti sfruttati come animali da soma.
Kurtz: è il dirigente di una stazione della compagnia per cui lavora Marlow, viene considerato il miglior fornitore d’avorio dell’intera compagnia e per questo si è fatto molti nemici. La lunga permanenza in Africa e le continue pressioni che i suoi superiori fanno su di lui lo portano a diventare pazzo e ad isolarsi completamente dal mondo reale cominciando a vivere in una realtà immaginaria dove lui ricopre il ruolo di divinità assoluta degli indigeni che ha sottomesso. Nonostante la sua pazzia però riesce a mantenere il suo grande carisma con cui conquista perfino l’impassibile Marlow. Oltre a questo impareggiabile carisma la caratteristica principale di Kurtz è sicuramente la voce, infatti il narratore è molto minuzioso nel farci capire che quella non è una voce comune, la bassezza e la lentezza con cui Kurtz pronuncia le parole, la rendono un efficace strumento di conquista che va a potenziare la sua autoritarietà.
Analisi narrativa:
Titolo:
Incipit: la storia comincia con la scena di cinque amici riuniti sul ponte di una barca che chiacchierano, ad un certo punto uno di loro, Marlow, comincia a raccontare di una spedizione a cui aveva partecipato qualche anno prima. Appena arrivato in Africa, luogo della spedizione, viene scortato fino alla stazione della compagnia per cui lavora, dove stanno aggiustando la barca che dovrà guidare nella risalita del fiume Congo. Per riparare il battello però ci vuole qualche mese, in questo periodo Marlow viene a sapere che la spedizione consiste nel riportare in Inghilterra il capo di una stazione interna al continente, il signor Kurtz.
Corpo del racconto: dopo aver aggiustato la barca comincia la spedizione. Arrivati a destinazione, trovano Kurtz impazzito e in fin di vita a causa di una febbre tropicale; si scopre che Kurtz viene considerato un dio dagli indigeni che non permettono a Marlow di portarlo via da loro. Dopo una lunga fuga comunque Kurtz viene caricato sulla nave e riportato in Inghilterra.
Conclusione: non c’è niente da fare, Kurtz muore durante il ritorno a casa, prima di morire lascia a Marlow delle lettere per la sua fidanzata. Dopo qualche mese dalla sua morte Marlow si fa coraggio e porta le lettere dalla donna, a cui mente dicendo che sul letto di morte il suo amato pronunciò il suo nome.
La narrazione: In questa storia ci sono due narratori: il narratore iniziale, di primo grado, che ci descrive la scena dei cinque amici sul ponte della nave, questo narratore sembra onnisciente anche se interno alla corta vicenda che narra, l’altro narratore, di secondo grado, è lo steso protagonista, Marlow, quando comincia a raccontare del suo viaggio in Africa.
Il tempo: Il tempo in questa storia non è ben determinato. Grazie a riferimenti al fenomeno del colonialismo possiamo affermare che la storia si svolge tra la fine del 1800 e l’ inizio del 1900. Il tempo della storia è maggiore del tempo della narrazione, infatti, la vicenda si sviluppa in un lasso di tempo superiore ad un anno.
Lo spazio: La storia viene ambientata in molti luoghi: il ponte della barca, la stazione, vari uffici e l’ignota giungla africana; insomma principalmente in luoghi aperti. Secondo me però un altro luogo dove si svolge la narrazione è la testa del narratore-protagonista, infatti molte volte Marlow si dilunga con pensieri e riflessioni proprie che non hanno niente a che fare con la realtà dei fatti.
Il secolo breve: uno sguardo a volo d'uccellodi Eric J. Hobsbawm
1.
a)Introduzione:28 giugno 1992, Mitterranel si presenta a Sarajevo per ricordare all’opinione pubblica la gravità della guerra balcanica. La data non è casuale, il 28 giugno è l’anniversario dell’attentato all’arciduca d’austria Francesco Ferdinando. Quasi nessuno però coglie l’allusione, poiché la memoria storica non è più viva.
b)I giovani vivono in un presente permanente e hanno perso ogni legame con il passato.
c)L’intento del libro non è solo quello di raccontare la storia del secolo breve (1914-1991), ma soprattutto di capire il perché gli eventi abbiano seguito questo corso e come i fatti si colleghino tra loro.
d)Per la generazione precedente il passato è indistruttibile poiché gli avvenimenti storici hanno fatto parte della loro vita e hanno caratterizzato ogni aspetto personale, contribuendo alla formazione dell’individuo stesso.
e)Il processo di formazione di quello che sarà poi il secolo breve, per hobsbawm inizia con la rivoluzione civile russa. Dalla rivoluzione d’ottobre infatti si crea una nuova idea di economia industriale, basata sul conflitto tra socialismo e capitalismo, i quali diventeranno le uniche due dottrine economiche che caratterizzeranno i sistemi economici degli stati mondiali.
f)Il mondo che è sopravvissuto alla rivoluzione d’ottobre è un mondo realizzato dai vincitori della seconda guerra mondiale. Per quanto riguarda gli sconfitti e i loro alleati, sono stati quasi completamente espulsi dalla storia scritta se non per interpretare il ruolo dei cattivi nel confronto mondiale tra bene e male.
g)Quello che però ha sicuramente caratterizzato di più il secolo breve sono stati i grandi confronti ideologici, i quali a differenza dei semplici fatti sono più difficili da interpretare, in quanto vanno capiti senza giudicarli e per chi ha vissuto il ’900 è difficile astenersi da giudizi personali.
2.a)Con la fine del secolo breve negli anni 90, ha inizio una nuova epoca su cui è difficile fare previsioni, l’unica cosa di cui si è certi è che questa nuova epoca sarà caratterizzata dagli avvenimenti del secolo breve.
b)Per Hobsbawm il secolo breve si divide in tre età:
-l’età della catastrofe (1914-1947): caratterizzata dalle due guerre mondiali, dalla nascita dei totalitarismi e dalla crisi economica del ventinove. Tutti questi avvenimenti hanno portato a una crisi del sistema capitalistico, il quale è riuscito a sopravvivere solo grazie all’insolita alleanza con il suo emergente antagonista, il comunismo, rappresentato dall’URSS e alimentato dal progressivo indebolimento del capitalismo.
-l’età dell’oro (1947-1973): è ancora aperta la questione su come abbia fatto il capitalismo a uscire dal suo periodo di crisi e volare verso un’età di rapidissima crescita economica e trasformazioni sociali, denominata età dell’oro.
Questa velocissima età di grandi cambiamenti in poco tempo, porta ad una spaccatura con la storia dei millenni precedenti caratterizzata dall’età della pietra e dal mondo contadino. Così facendo si crea anche un distacco tra le due generazioni.
L’età dell’oro è caratterizzata però soprattutto dalla rivalità tra capitalismo e socialismo i quali si equivalgono.
-La frana (dal 1973): successivamente all’età dell’oro vi furono 3 decenni di crisi che hanno colpito varie parti del mondo con diversa intensità ma tutto il mondo ne è stato vittima, a causa di un’economia unitaria mondiale portata avanti durante l’età dell’oro. Questa crisi colpì indistintamente sia il mondo liberale che quello socialista, con la differenza però che il primo riuscì a sopravvivere mentre il secondo crollò. La caduta del socialismo determinò un dissesto politico che portò alla distruzione degli equilibri che avevano stabilizzato il mondo dalla fine della guerra. La fine del secolo breve è caratterizzata anche da una crisi morale con la conseguente caduta di tutti i valori, il nichilismo.
3.Confronto tra il mondo nichilista di oggi e il mondo nel 1914:
a)La popolazione mondiale è molto aumentata, non solo dal punto di vista numerico ma anche di corporatura e di durata della vita ed in generale la popolazione è più ricca.
b)Il mondo non è più eurocentrico, l’Europa negli anni è diventata una periferia, mentre iprotagonisti della scena mondiale sono gli USA.
c)Il mondo non è più diviso in realtà nazionali estremamente diverse tra loro, ma al contrario è diventato qualcosa di unitario.
d)C’è una rottura tra le generazioni della due epoche, le quali sono ideologicamente divise.